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12/10/2020
I COLLABORATORI E LO SCAMBIO
 
In uno dei miei primi lavori come manager lavoravo per una società svedese e mi occupavo di vendere franchise. Avevo un compenso fisso, un rimborso spese e provvigioni ma dopo tre mesi non ne avevo venduta nemmeno una. Anche se lavoravo letteralmente giorno e notte, mi sentivo uno schifo. Pensavo che la mia azienda mi stava pagando e io non producevo niente, non causavo nessun utile, consumavo e basta.

Allora andai dal mio boss e, pur non avendo una lira, gli dissi: “Senti da domani non voglio più il compenso fisso perché altrimenti vi rubo i soldi. L’unica vostra uscita sarà che mi pagherete le spese di viaggio e mi aumenterete le provvigioni se vendo”. Una follia per qualcuno che ai tempi non aveva una lira. Il mio capo Svedese mi guardò con quei suoi occhi azzurri come se fossi un pazzo ma, per magia, da quel momento mi sbloccai e cominciai a vendere le benedette franchise. E ne vendetti anche parecchie.

Non sono il solo che ha idee tanto peculiari riguardo ai soldi e allo scambio. Conosco il CFO di una signora azienda italiana che, pochi mesi fa, ha rifiutato un bonus di alcune decine di migliaia di euro (che incideva per un 20- 30% del suo stipendio) perché “Con l’azienda che va così, non posso permettermi di ricevere un bonus. Io sono il CFO se non sono responsabile io, chi mai lo sarà?”. Ebbene questo CFO aveva fatto risparmiare all’azienda alcuni milioni di euro in interessi e pagamenti. Non si sarebbe meritato il bonus? Non c’è stato verso. Nonostante l’azienda abbia insistito in tutti i modi, lui ha rifiutato il denaro.

Conosco poi manager di aziende che, pur potendo viaggiare in business in base agli accordi aziendali, se l’azienda non sta andando bene viaggiano in coach. Non si sentono di togliere all’azienda in un momento difficile denaro che a onor del vero gli spetterebbe.

Questa mattina mi ha chiamato l’amministrazione e mi ha detto che una mia collaboratrice aveva fatto una fattura più bassa del pattuito per il mese di Agosto e mi chiedeva come procedere.

Questa collaboratrice, che Dio la benedica, sosteneva che siccome ad Agosto avevamo fatto tanti giorni di vacanza non le spettasse tutto il compenso fisso… Ovvio che le ho pagato tutto il pattuito ma in cuor mio ho anche pensato che si sarebbe meritata anche dieci volte di più. Cosa fai quando hai un collaboratore del genere???

Quando incontri persone del genere, dai loro subito un aumento di stipendio, falle diventare socie dell’azienda perché sono quelli i mostri sacri, quelli i super campioni del mondo, quelle che ti aiuteranno a costruire una impresa davvero potente.

I collaboratori peggiori, invece, pensano che le cose gli siano semplicemente dovute, che il loro compenso sia dovuto per le ore che invece che passare a casa spendono da te, anche quando fanno poco o niente o sono decisamente improduttivi. Se ho avuto un po’ di fortuna con il denaro è anche perché quando non ottengo un risultato da un cliente che mi paga mi sento male, quasi un ladro. Mi rendo conto che nonostante condivisa da tanti imprenditori di successo, in realtà questa caratteristica sia peculiare solo a pochi.

Non è detto che uno debba essere sempre super produttivo – anche se conosco tante persone che ne fanno una questione di orgoglio – ma, perlomeno, quel lavoro lo svolgi con entusiasmo? E’ vero, non ti pagano quanto senti che meriteresti, ma sei comunque contento perché quel “poco” che ottieni è comunque qualcosa che qualcun altro si deve sudare per pagare te? Sei comunque contento perché ti danno l’opportunità di imparare? Di crescere, di stare in un gruppo? E IN PIU’ ti pagano anche?

Ogni volta che hai un cattivo collaboratore troverai qualcuno che ha principi dello scambio inadeguati e quindi pretende provvigioni su clienti che, a onor del vero, non ha nemmeno seguito, vuole essere pagato, e bene se possibile, per “essere lì” senza che necessariamente quell’essere lì diventi qualcosa di produttivo e di utile per gli altri. E’ una persona che vuole guadagnare lui e, poco importa se l’azienda stia andando male o non faccia utili, quello è UN TUO problema. Lui vale e deve essere pagato.

Ebbene questo articolo è per celebrare quei CFO che rifiutano il bonus, quelle persone che si rendono conto che l’azienda è un lavoro di squadra e tutte quelle numerose persone che ritengono che il denaro sia guadagnato non per le ore passate insieme ma per l’effettivo valore portato nelle vite degli altri. Per celebrare quei dipendenti che si curano che anche il loro capo faccia utili e quegli imprenditori che si curano che anche i loro collaboratori guadagnino bene, quei dipendenti pubblici che si portano da casa le cartucce del toner o la carta per fare le fotocopie, insomma tutte quelle persone che hanno i principi dello scambio che funzionano bene. Sono loro che in ultima analisi fanno funzionare la nostra società ed è grazie a persone come loro che alla fine costruiremo un mondo migliore.

Prima chi e poi che cosa. 

PS: penso proprio che noi prossimi giorni troverò il modo per dare un aumento di stipendio alla collaboratrice che mi ha sotto-fatturato.
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